Questa volta si parte dal nostro “campo base” per raggiungere uno dei posti più incantevoli della Sicilia e non solo: San Vito Lo Capo. Lasciammo alle nostre spalle la placida bellezza di Triscina, con la sua sabbia dorata che ancora conservava l’impronta dei nostri passi e il mare che cullava dolcemente i nostri ricordi di bagni spensierati. Ci mettemmo in marcia lungo la strada costiera, sentendoci subito avvolgere da un abbraccio di profumi intensi: la brezza marina che portava con sé l’odore salmastro delle onde, mescolato alle fragranze pungenti della macchia mediterranea che costeggiava il nostro cammino.
Il paesaggio che scorreva fuori dai finestrini era un dipinto in continua evoluzione. L’azzurro profondo e cangiante del Mar Mediterraneo catturava il nostro sguardo, invitandoci a seguirne le infinite sfumature. La costa si presentava ora dolce e sabbiosa, con calette nascoste che promettevano intimi rifugi, ora aspra e rocciosa, con scogliere che si tuffavano a picco in un mare cristallino. Il sole caldo accendeva di riflessi luminosi la superficie dell’acqua, creando giochi di luce che ci incantavano.
La prima tappa del nostro viaggio fu Mazara del Vallo, una città che ci accolse con il suo fascino antico e la sua vivace atmosfera portuale. Percorrendo le sue vie, sentimmo subito il peso della storia millenaria che permeava ogni angolo. Le tracce dei Fenici, degli Arabi, dei Normanni e degli Spagnoli si intrecciavano nel tessuto urbano, regalandoci scorci suggestivi. Ci perdemmo volentieri nel dedalo di viuzze della Kasbah (con la celebre porta blu), respirando un’aria che sapeva di mondi lontani. La maestosità della Cattedrale ci ricordò la ricchezza del passato, mentre la visione del Satiro Danzante nel museo ci lasciò ammutoliti di fronte alla bellezza dell’arte antica. A tavola, ci lasciammo conquistare dai sapori autentici del mare, assaporando la prelibatezza del gambero rosso locale e gustando un aromatico couscous di pesce, un ponte tra culture diverse.


Appena arrivammo a Marsala, fummo subito colpiti dall’eleganza discreta che emanava dal suo centro storico. Le vie, ampie e ben curate, erano fiancheggiate da palazzi signorili dalle facciate in pietra arenaria, testimoni di un passato florido e aristocratico. L’atmosfera era più posata rispetto alla vivacità di altre città siciliane, quasi un invito a passeggiare con calma, ad osservare i dettagli architettonici che raccontavano secoli di storia. Il cuore pulsante della città era Piazza della Repubblica, un ampio spazio aperto circondato da edifici imponenti, tra cui il Palazzo VII Aprile, con la sua torre campanaria che si ergeva maestosa verso il cielo. Ci fermammo ad ammirare la sua architettura sobria ed elegante, immaginando le vicende storiche che avevano animato questa piazza nel corso dei secoli. Percorrendo le vie adiacenti, notammo le numerose chiese barocche, con le loro facciate riccamente decorate e gli interni sfarzosi, che riflettevano la fervente devozione religiosa della città. Ci lasciammo incuriosire dai portoni antichi, spesso sormontati da stemmi nobiliari, che lasciavano intravedere cortili interni silenziosi e carichi di fascino. Una tappa fondamentale della nostra visita fu la zona archeologica di Mothia, raggiungibile con una breve traversata in barca. L’isola, un tempo una potente colonia fenicia, ci accolse con un’atmosfera di silenziosa grandezza. Camminammo tra le rovine antiche, immaginando la vivacità del porto, le case, i templi che un tempo animavano questo luogo strategico nel cuore del Mediterraneo. La brezza marina che accarezzava le vestigia del passato ci regalò una sensazione di profonda connessione con la storia. Tornati sulla terraferma, ci dedicammo alla scoperta delle saline che si estendevano a sud della città. Il paesaggio che ci si presentò davanti era surreale e incantevole: vasche di acqua bassa divise da sottili argini di terra, dove il sole cocente evaporava l’acqua marina, lasciando affiorare cristalli di sale bianchi e scintillanti. I mulini a vento, con le loro pale silenziose, aggiungevano un tocco pittoresco a questo scenario unico.


La tappa successiva fu Trapani, la “città del sale e della vela”, dove l’aria frizzante del mare si mescolava al bianco scintillio delle saline che si estendevano a perdita d’occhio, creando un paesaggio surreale e affascinante. Passeggiammo per il suo centro storico, ammirando le chiese barocche che si ergevano maestose e i palazzi nobiliari che raccontavano storie di antiche famiglie. La funivia che si innalzava verso Erice ci offrì una vista panoramica mozzafiato sulla città e sulla costa, regalandoci un’emozione indimenticabile. Ormai giunta la sera andammo alla ricerca di un classico ristorantino trapanese e quando nell’aria sentimmo il profumo del pesto trapanese appena fatto ci sedemmo in questo caratteristico locale e gustammo con piacere la saporita pasta con le sarde, un piatto simbolo della tradizione locale.





Il mattino seguente dopo circa una quarantina di km. giungemmo a San Vito Lo Capo e subito ci sentimmo avvolgere da una bellezza paesaggistica che pareva uscita da una cartolina, un vero e proprio eden incastonato tra cielo e mare. La maestosità imponente del Monte Monaco si ergeva alle nostre spalle come un gigante protettivo, con le sue pareti rocciose che si stagliavano verso l’alto, creando un contrasto scenografico con l’azzurro intenso del cielo. Le sue cime frastagliate, modellate dal vento e dal tempo, sembravano vegliare sulla baia sottostante, conferendo al paesaggio un senso di grandezza e di selvaggia bellezza. Davanti a noi si apriva la celebre spiaggia di San Vito Lo Capo, un arco di sabbia bianchissima e finissima che si estendeva dolcemente verso un mare dalle mille sfumature di turchese. L’acqua era così limpida e trasparente che si potevano scorgere i fondali sabbiosi anche a diversi metri dalla riva, invitando a un tuffo rinfrescante. La sensazione di camminare a piedi nudi su quella polvere di corallo era impagabile, una carezza delicata che ci riconnetteva con la purezza della natura. Ai lati della spiaggia, la costa si faceva più frastagliata, con piccole calette nascoste e scogliere che si protendevano verso il mare, creando anfratti suggestivi e angoli di privacy incantevoli. Esplorammo questi tratti di litorale, scoprendo piccole spiagge di ciottoli levigati dal mare, perfette per una sosta contemplativa, cullati dal suono ritmico delle onde che si infrangevano sugli scogli.






Lo sguardo spaziava lungo la costa, abbracciando le due riserve naturali che incorniciavano San Vito Lo Capo come due gioielli preziosi. A ovest, la Riserva dello Zingaro si presentava come un susseguirsi di calette incontaminate, raggiungibili attraverso sentieri naturalistici che serpeggiavano tra la macchia mediterranea. Le sue coste rocciose a picco sul mare, le grotte marine e la ricca vegetazione creavano un paesaggio di rara bellezza selvaggia, un invito all’esplorazione e al contatto diretto con una natura incontaminata. A est, la Riserva di Monte Cofano si ergeva con la sua sagoma inconfondibile, un promontorio calcareo che si tuffava verticalmente nel mare. I sentieri che risalivano le sue pendici offrivano panorami mozzafiato sulla baia di San Vito Lo Capo e sulla costa circostante, regalandoci una prospettiva unica sulla bellezza di questo angolo di Sicilia. Il contrasto tra il bianco della roccia, il verde della vegetazione e l’azzurro del mare era semplicemente spettacolare. Le serate a San Vito Lo Capo erano altrettanto magiche. Il sole che tramontava dietro Monte Monaco tingeva il cielo di sfumature infuocate, creando un’atmosfera romantica e suggestiva. La brezza serale portava con sé i profumi dei fiori e della salsedine, mentre le luci del paese si accendevano lentamente, creando un’atmosfera accogliente e rilassata. Capitammo proprio nel periodo che era in svolgimento il “Cous Cous Fest”, e non potemmo certo esimerci dal parteciparvi anche se molto incuriositi. Nell’aria c’era fermento, e quando ci sedemmo a tavola, il couscous, preparato in mille modi diversi, con il profumo del pesce fresco e delle spezie, ci conquistò con la sua semplicità e il suo sapore unico, simbolo di un incontro di culture che rendeva questo luogo ancora più speciale. Dopo aver gustato le prelibatezze di San Vito Lo Capo, con il cuore pieno di ricordi di una giornata indimenticabile, ci incamminammo verso la fidata Fiat Uno, pronta a riportarci a Triscina. La brezza serale accarezzava i nostri volti mentre lasciavamo alle spalle le luci del paese, che brillavano come stelle riflesse nel mare. Il viaggio di ritorno fu un momento di quieta contemplazione. La strada, ora meno trafficata, si snodava dolcemente lungo la costa, offrendoci scorci notturni del paesaggio che avevamo ammirato durante il giorno. La luna, alta nel cielo, illuminava con la sua luce argentata le onde che si infrangevano sulla riva, creando un’atmosfera magica e suggestiva. Ripensammo alle meraviglie di San Vito Lo Capo: la spiaggia immacolata, il Monte Monaco che si ergeva maestoso, le riserve naturali che custodivano tesori di biodiversità. Ogni immagine si fissò nella nostra memoria come un prezioso fotogramma di un’estate indimenticabile. La Fiat Uno, fedele compagna di avventure, sfrecciava silenziosa sull’asfalto, riportandoci verso la nostra base a Triscina. Il profumo del mare, che ancora persisteva nell’aria, ci accompagnava dolcemente, cullando i nostri pensieri.
Arrivati a Triscina, la notte avvolgeva il paese in un’atmosfera di quiete. Le luci delle case si riflettevano sulla superficie calma del mare, creando un’immagine di serena bellezza. Con il cuore pieno di ricordi, ci preparavamo a sognare le meraviglie vissute, sapendo che l’indomani il sole siciliano ci avrebbe accolto con nuove emozioni.