Agosto 1982
Arrivai a Borghetto Santo Spirito su una vecchia Fiat 128 Sport 3 porte e subito fui avvolto da un’atmosfera rilassata e accogliente. L’Hotel, un edificio a tre piani con le persiane verdi un po’ sbiadite dal sole e vasi di oleandri rosa all’ingresso, emanava un profumo misto di cera d’api e di quel caratteristico odore salmastro che annunciava il mare. La mia camera, al terzo piano, aveva un piccolo balcone che si affacciava sulle colline retrostanti e dove un vecchio glicine si arrampicava pigramente sulla facciata della casa di fronte. La mattina, la luce filtrava attraverso le tendine di lino leggero, illuminando la polvere dorata che danzava nell’aria. Scendevo per la colazione e trovavo un buffet semplice ma genuino: pane fresco, burro e marmellate fatte in casa, brioches calde, fette biscottate, latte e quel caffè dal sapore intenso che mi svegliava dolcemente. La spiaggia non era certamente a due passi dall’hotel ma percorrendo ogni giorno le viuzze che portavano al mare, una distesa di piccoli ciottoli caldi sotto i miei piedi scalzi, interrotta qua e là da qualche lingua di sabbia dorata, scoprivo ogni giorno piccoli dettagli del grazioso borgo che altrimenti non avrei potuto vedere se avessi soggiornato in un hotel nei pressi del mare. L’acqua del mare era incredibilmente limpida vicino alla riva, con minuscoli pesciolini argentati che guizzavano tra le mie caviglie. Ricordo il suono ritmico delle onde che si infrangevano dolcemente, il grido lontano dei bambini che giocavano con i secchielli colorati e la sensazione del sole caldo sulla pelle mentre sdraiato sotto l’ombrellone a righe bianche e blu mi rilassavo sul lettino. La sera, dopo una doccia rinfrescante e la cena in hotel, passeggiavo lungo il corso principale, osservando le vetrine illuminate dei negozi di souvenir che esponevano conchiglie, calamite e asciugamani ricamati. Mi fermavo alla solita gelateria, seduto al tavolino, a gustarmi la deliziosa coppa di gelato, rigorosamente artigianale, mentre una leggera brezza serale mi rinfrescava dal rossore causato dall’esposizione solare presa in spiaggia.

Per interrompere la solita routine Hotel/spiaggia/Hotel dopo tre giorni decisi di interrompere questa routine presi il treno per Loano. Già dalla stazione percepii un’aria diversa, più vivace. Uscito, mi trovai di fronte a viali alberati e palazzi eleganti. Raggiunsi il porto e rimasi affascinato dallo spettacolo delle barche ormeggiate, con gli alberi maestri che si stagliavano verso il cielo e i riflessi dorati del sole sulla superficie increspata dell’acqua. Il lungomare era un susseguirsi di caffè con i tavolini all’aperto, gelaterie che invitavano con montagne di gelato dai colori sgargianti e negozi di abbigliamento alla moda. Ricordo di aver passeggiato a lungo, ammirando le vetrine e la gente che si godeva la brezza marina. Mi addentrai anche nel centro storico, perdendomi tra le strette vie lastricate che si aprivano su piccole piazze ombreggiate. La maestosità del Palazzo Doria mi colpì, con la sua facciata imponente che raccontava secoli di storia. Mi fermai in un bar a bere una granita al limone, osservando il viavai di persone e sentendomi parte di quella piacevole animazione.
Il giorno seguente visitai Alassio. Appena arrivai, sentii subito l’eleganza che la contraddistingueva. La “passeggiata degli Inglesi” era proprio come l’avevo immaginata: un lungo viale fiancheggiato da palme alte e slanciate, con panchine in ferro battuto dove le persone si sedevano ad ammirare il mare. I palazzi che si affacciavano sul lungomare avevano un’architettura raffinata, con balconi fioriti e dettagli decorativi che ricordavano un’epoca passata. Percorsi la celebre “via XX Settembre”, un susseguirsi di negozi eleganti, boutique di alta moda e gioiellerie scintillanti. Poi arrivai al “Muretto”, un’esplosione di colori e di firme, un simbolo unico di questa città. Ogni piastrella raccontava una storia, un ricordo di personaggi famosi che avevano lasciato la loro traccia. La spiaggia di Alassio era ampia e dorata, invitante per una lunga giornata di sole. Ricordo di aver noleggiato un pedalò e di essermi allontanato dalla riva, godendomi la vista della costa da un’altra prospettiva. La sera, l’aria si riempiva di musica proveniente dai locali e dai ristoranti, creando un’atmosfera vivace e frizzante.

Celle Ligure mi accolse con un’aria più tranquilla e familiare. Le sue due baie, divise da un promontorio verdeggiante, avevano un fascino discreto. La baia di Ponente, con la sua lunga spiaggia sabbiosa, era perfetta per le famiglie, con i bambini che costruivano castelli di sabbia e i genitori che si rilassavano sotto gli ombrelloni. La baia di Levante, più piccola e raccolta, aveva un’atmosfera più intima. Le case colorate si affacciavano direttamente sulla passeggiata a mare, creando un quadro pittoresco. Ricordo di aver camminato lungo questa passeggiata, sentendo il profumo dei ristoranti che preparavano specialità di pesce fresco e osservando le barche dei pescatori ormeggiate nel piccolo porticciolo. Mi fermai ad ammirare il tramonto, con il sole che si tuffava nel mare tingendo il cielo di sfumature rosa e arancioni. Celle mi diede la sensazione di un luogo dove la vita scorreva a un ritmo più lento, più autentico.
Arrivai a Savona e subito percepii la sua natura di città portuale. Il porto era un brulicare di attività, con le grandi navi mercantili ormeggiate e le gru che si muovevano incessantemente. L’aria aveva un odore misto di salsedine e di gasolio. Mi addentrai nel centro storico e scoprii un labirinto di vicoli stretti e tortuosi, con antiche case dai portici scuri. La Priamàr, con le sue imponenti mura di pietra, dominava la città dall’alto, offrendo una vista spettacolare sul porto e sulla costa. Visitai la Cattedrale, con la sua facciata barocca e gli interni ricchi di opere d’arte. Savona mi sembrò una città con una storia importante, un luogo di passaggio e di commercio, con un’anima più industriale rispetto alle altre località che avevo visitato.
Infine, feci un’escursione a Toirano. Il viaggio attraverso le colline verdi dell’entroterra fu un piacevole contrasto con la costa. Arrivato alle grotte, fui subito colpito dalla frescura che emanava dall’ingresso. La visita all’interno fu un’esperienza incredibile: un mondo sotterraneo fatto di stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane e fantastiche, illuminate da luci soffuse che ne esaltavano i colori. Camminai lungo i sentieri umidi, ascoltando il racconto della guida sulla formazione di queste meraviglie naturali e sulla presenza di tracce preistoriche. Le grotte di Toirano mi lasciarono un senso di meraviglia e di stupore di fronte alla potenza e alla bellezza della natura.



Ripensando a quei giorni sento ancora la prima volta del “servito/riverito”, e la gioia spensierata di quella prima vera vacanza. Ogni luogo ha lasciato in me un’emozione diversa, un ricordo indelebile che ancora oggi mi accompagna.